Paola Masino: quando il domestico diventa inquietante

Ci sono scrittori che rendono straordinario ciò che è eccezionale. Paola Masino compie spesso il movimento opposto: prende ciò che dovrebbe essere ordinario – la casa, il cibo, il corpo, le abitudini, il matrimonio – e lo sposta appena, quel tanto che basta perché smetta di sembrarci innocuo.

È uno degli aspetti più interessanti della sua scrittura e uno dei motivi per cui, a distanza di molti anni, le sue pagine possono ancora risultare sorprendentemente moderne.

In Nascita e morte di una massaia questo meccanismo è particolarmente evidente. Masino non costruisce semplicemente il ritratto di una donna costretta dentro un ruolo. Fa qualcosa di più sottile: trasforma progressivamente il mondo domestico che la circonda, fino a renderlo grottesco, estraneo, a volte persino perturbante.

Una realtà riconoscibile che improvvisamente si deforma

Il punto di partenza è familiare: una casa, una famiglia, un matrimonio, le responsabilità domestiche.

Eppure nella scrittura di Masino la realtà non rimane mai completamente stabile.

Gli oggetti sembrano acquistare un peso sproporzionato. Il corpo perde qualsiasi idealizzazione. Il cibo, le stanze, i mobili e le incombenze quotidiane smettono di essere semplici elementi dello stesso sfondo e diventano parte integrante dello stato interiore della protagonista.

E qui nasce lo straniamento.

Masino non ha bisogno di dichiarare che un determinato ambiente è oppressivo. Lo lascia espandere sulla pagina finché è il lettore stesso a sentirne il peso.

È una scena narrativa molto più efficace della spiegazione: invece di dirci cosa dobbiamo pensare, costruisce un mondo nel quale siamo noi a percepire che qualcosa non funziona.

Il domestico non è uno sfondo

Uno degli elementi più interessanti del romanzo è proprio il ruolo attribuito agli oggetti e agli spazi.

Nella narrativa più convenzionale la casa può limitarsi a contenere l’azione. Qui, invece, diventa quasi un personaggio.

Gli elementi domestici assumono un significato ulteriore: possono proteggere ma anche imprigionare, confortare ma allo stesso tempo soffocare.

La protagonista non abita semplicemente quegli spazi. Viene progressivamente definita da essi.

Ed è proprio questo passaggio a rendere particolarmente efficace la rappresentazione della condizione femminile: Masino non costruisce un discorso teorico sul ruolo della donna, ma mostra come un’identità possa essere lentamente assorbita dalle funzioni che le vengono attribuite.

La donna diventa moglie, padrona di casa, amministratrice, figura sociale.

E mentre assume perfettamente quei ruoli, qualcosa della persona originaria sembra progressivamente scomparire.

Il grottesco come strumento narrativo

Ma Nascita e morte della massaia non è semplicemente un romanzo cupo.

Masino utilizza spesso il grottesco e l’ironia. È una scelta fondamentale.

Se la vicenda fosse raccontata esclusivamente attraverso il dolore della protagonista, il romanzo rischierebbe di trasformarsi in una rappresentazione lineare dell’oppressione. Masino invece porta certe situazioni quasi fino all’assurdo.

Le regole sociali, le aspettative, i comportamenti considerati normali vengono esasperati fino a mostrare qualcosa di ridicolo e insieme inquietante. Il grottesco permette di prendere le distanze dalla realtà e, proprio grazie a quella distanza, di osservarla meglio.

Quello che nella vita quotidiana potrebbe essere accettato senza essere messo in discussione, sulla pagina appare improvvisamente deformato. E nella deformazione diventa visibile.

Anche il corpo perde la sua innocenza

La scrittura di Masino non idealizza il corpo e non cerca necessariamente di renderlo bello. Il corpo può essere materiale, ingombrante, fragile, persino sgradevole. Ed è importante, perché attraverso questa fisicità viene incrinata l’immagine tradizionale della femminilità. La donna non è osservata soltanto dall’esterno. Esiste nel proprio corpo, ne percepisce il peso, le trasformazioni, i limiti. La materia entra continuamente nella scrittura.

E così anche ciò che potrebbe apparire astratto – il matrimonio, il ruolo sociale, la perdita dell’identità – diventa qualcosa che sembra quasi avere consistenza fisica.

Una scrittura che non spiega tutto

Forse è proprio questa una delle caratteristiche che rendono Paola Masino interessante ancora oggi.

Non consegna al lettore una tesi già formulata. Non gli dice semplicemente: questa donna è prigioniera del proprio ruolo. Gli permette invece di assistere alla trasformazione.

All’inizio il mondo è ancora riconoscibile. Poi qualcosa si altera. Un oggetto acquista troppo peso, un gesto quotidiano diventa eccessivo, un comportamento apparentemente normale comincia a sembrare assurdo.

Il confine tra realtà e deformazione si assottiglia. Ed è proprio lì che nasce il perturbante.

Non perché nella casa entri qualcosa di mostruoso, ma perché Masino ci costringe a osservare più attentamente quello che era già presente.

Perché leggere oggi Paola Masino

Riscoprire un’autrice non significa soltanto recuperare un nome dimenticato. Significa domandarsi se la sua scrittura abbia ancora qualcosa da mostrarci.

Nel caso di Paola Masino la risposta passa anche attraverso il modo in cui costruisce le sue immagini.

La forza di Nascita e morte della massaia non sta soltanto nei temi affrontati – il ruolo femminile, il matrimonio, l’identità, le aspettative sociali – ma nella forma scelta per raccontarli.

Masino non denuncia semplicemente una gabbia. La costruisce intorno al lettore. E soltanto quando ci siamo entrati ci accorgiamo di quanto sia difficile uscirne.

Dentro la scrittura di Paola Masino

In Nascita e morte della massaia la protagonista bambina vive dentro un baule:

“Distesa in un baule che le fungeva da armadio, letto, credenza, tavola e stanza…”

È in passaggi come questo che si riconosce uno dei tratti più originali della scrittura di Masino: ciò che appartiene alla vita quotidiana non viene abbandonato per entrare nel fantastico. Rimane perfettamente riconoscibile, ma viene spostato di pochi gradi, fino a diventare estraneo. Ed è proprio quello scarto minimo a renderlo inquietante.

Bastano poche parole per capire il procedimento di Masino. Il baule è un oggetto domestico comune, ma qui assorbe tutte le funzioni della casa: contiene il sonno, il cibo, gli oggetti, la vita stessa della bambina. È contemporaneamente rifugio e spazio di reclusione.

Masino non introduce dunque un elemento fantastico estraneo alla realtà. Prende un oggetto reale e ne altera la funzione fino a renderlo inquietante. Ed è proprio questo a creare lo straniamento: riconosciamo tutto ciò che viene nominato, eppure la combinazione di quegli elementi produce qualcosa che non ci appare più normale.

Il baule diventa così anche un’immagine dell’intero romanzo: uno spazio domestico nel quale l’identità femminile cerca di conservarsi prima di essere ricondotta dentro i ruoli che la società le assegna.