Narrativa

  • Richard Mason: il peso delle scelte e delle verità taciute

    Richard Mason: il peso delle scelte e delle verità taciute

    Ci sono romanzi nei quali il passato ritorna come un ricordo. In altri, torna come una condanna.

    In Anime alla deriva il passato non è mai davvero passato. È rimasto sospeso per decenni dentro la vita dei personaggi, e quando finalmente riemerge lo fa con una forza capace di travolgere tutto ciò che sembrava stabile.

    Il romanzo si apre con una domanda terribile: perché James Farrell, un uomo anziano e apparentemente pacifico, ha ucciso sua moglie Sarah dopo più di quarant’anni di vita insieme?

    Per trovare una risposta deve tornare indietro di mezzo secolo.

    E soprattutto deve tornare a Ella.

    Un delitto che arriva dopo cinquant’anni

    L’omicidio con cui si apre il romanzo potrebbe far pensare a un thriller.

    Ma Richard Mason costruisce qualcosa di diverso.

    Il centro della storia non è tanto scoprire chi ha commesso il delitto — il lettore lo sa fin dall’inizio — quanto comprendere come una vita possa arrivare fino a quel punto.

    James deve ricostruire ciò che è accaduto molti anni prima, quando era un giovane dell’alta società londinese e si innamorò di Ella, la cugina di Sarah.

    Quell’amore, appassionato e contrastato, non scompare.

    Viene invece sepolto sotto le convenzioni, le aspettative familiari, le decisioni prese e quelle non prese.

    Il tempo passa.

    Le persone costruiscono altre vite.

    Ma ciò che non è stato risolto continua a esistere.

    Il romanzo parte dunque da un omicidio, ma si trasforma presto nell’autopsia di una scelta.

    Le vite che avremmo potuto vivere

    Una delle domande più forti di Anime alla deriva riguarda ciò che accade quando scegliamo una strada sapendo che ne stiamo abbandonando un’altra.

    Tutte le vite sono fatte di rinunce.

    Non possiamo vivere contemporaneamente tutte le possibilità che abbiamo immaginato per noi stessi.

    Ma alcune rinunce si chiudono.

    Altre continuano a vivere accanto alla vita reale come una specie di esistenza parallela.

    Che cosa sarebbe successo se?

    Se avessi insistito.

    Se fossi partito.

    Se avessi detto la verità.

    Se non avessi ceduto.

    Mason costruisce buona parte della tensione proprio dentro questa distanza tra la vita vissuta e quella possibile.

    Il passato diventa allora qualcosa di più di un insieme di ricordi.

    Diventa il luogo nel quale i personaggi continuano a confrontarsi con le versioni di se stessi che non sono diventati.

    Il silenzio come scelta

    Non sempre il tradimento avviene attraverso un gesto.

    A volte avviene attraverso ciò che non viene detto.

    In questo romanzo molti personaggi tacciono per proteggere qualcuno, per proteggere se stessi o semplicemente perché parlare avrebbe conseguenze troppo difficili da affrontare.

    Il problema è che il silenzio non cancella nulla.

    Rimanda.

    Accumula.

    Deforma.

    Una verità taciuta per un giorno può forse sembrare irrilevante.

    Una verità taciuta per decenni diventa parte della struttura stessa di una vita.

    Ed è proprio questa stratificazione che rende credibile l’idea centrale del romanzo: il presente di James non nasce improvvisamente.

    È il risultato di moltissime decisioni precedenti.

    L’amore e ciò che gli facciamo

    Anime alla deriva è anche un romanzo sull’amore, ma non in senso romantico.

    L’amore qui non salva necessariamente.

    Non rende le persone migliori.

    Non impedisce loro di avere paura.

    Può essere autentico e allo stesso tempo insufficiente.

    Perché amare qualcuno non significa automaticamente avere il coraggio di scegliere quella persona.

    E forse una delle intuizioni più dolorose del romanzo è proprio questa: si può amare profondamente e comunque fallire.

    Non per mancanza di sentimento.

    Per debolezza, convenienza, paura, pressione sociale.

    Il sentimento può restare intatto mentre la vita prende un’altra direzione.

    Il tempo non aggiusta tutto

    Si dice spesso che il tempo risolva le cose.

    Mason sembra suggerire il contrario.

    Il tempo può attenuare.

    Può rendere sopportabile.

    Può permettere alle persone di costruire una nuova normalità.

    Ma non necessariamente corregge ciò che è accaduto.

    In Anime alla deriva il passato rimane incorporato nel presente.

    Le conseguenze di una scelta possono restare invisibili per anni e poi riaffiorare quando ormai sembra troppo tardi per cambiare qualcosa.

    Questo rende il romanzo meno consolatorio di quanto potrebbe sembrare.

    Non tutto può essere recuperato.

    Non tutto può essere spiegato.

    E soprattutto non tutte le verità, una volta emerse, arrivano in tempo per essere utili.

    Guardarsi indietro quando è troppo tardi

    Alla fine, il vero movimento del romanzo non è dal delitto alla soluzione.

    È dal presente al passato.

    James guarda indietro perché non ha più alternative.

    Deve capire.

    Deve dare un ordine a ciò che è accaduto.

    Ma capire non significa necessariamente assolversi.

    E forse è proprio questo il punto più forte del libro.

    Ci sono momenti in cui la comprensione arriva quando non può più cambiare nulla.

    Resta soltanto la possibilità di vedere finalmente con chiarezza ciò che per anni si era scelto di non guardare.

    Anime alla deriva racconta questo spazio doloroso: il momento in cui una persona comprende che la propria vita non è stata determinata da un singolo grande evento, ma da una lunga successione di paure, rinunce e silenzi.

    Ed è allora che il passato smette di essere memoria.

    Diventa giudizio.

    Autore: Richard Mason

    Editore: Einaudi Tascabili

    Anno/Edizione: 2007/ I edizione nella collana Supercoralli

    Condizioni: Discrete

    Note: copertina con segni di usura

    ISBN: 88-06-15873-2 – Copia Unica