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  • Louise Penny: il delitto nel cuore della comunità

    Louise Penny: il delitto nel cuore della comunità

    Ci sono gialli costruiti intorno all’enigma: un morto, una serie di indizi, un colpevole da scoprire. E poi ci sono romanzi in cui il delitto è soprattutto il punto da cui cominciare a guardare le persone.

    Natura morta, primo romanzo della serie dedicata all’ispettore Armand Gamache, appartiene decisamente alla seconda categoria.

    Louise Penny porta il lettore a Three Pines, un piccolo villaggio del Québec apparentemente appartato dal resto del mondo. Qui viene trovata morta Jane Neal, un’anziana donna molto conosciuta e amata dagli abitanti del paese. Tutto potrebbe far pensare a un incidente di caccia. Ma Gamache non è convinto.

    L’indagine comincia da una morte. Il romanzo, però, comincia davvero quando il commissario entra nella vita del paese.

    Three Pines: un luogo che non esiste

    Three Pines non esiste sulle carte geografiche. Louise Penny lo ha immaginato ispirandosi ai piccoli centri degli Eastern Townships del Québec, la zona in cui vive. È un luogo senza una propria polizia, fatto di case, boschi, un bistrot, una libreria e persone che si conoscono da anni.

    È facile capire perché il lettore possa desiderare di andarci.

    Ed è proprio questo a rendere interessante la scelta di Penny: il delitto non avviene in uno spazio anonimo, dove vittima e assassino potrebbero non essersi mai incontrati. Accade all’interno di una piccola comunità.

    Quando tutti si conoscono, nessuno è davvero estraneo alla storia.

    Le amicizie hanno un passato. Anche le antipatie. Ci sono vecchie gelosie, affetti, fallimenti, successi che qualcuno fatica ad accettare, cose dette molti anni prima e altre che non sono mai state dette.

    Il mistero nasce dentro questa rete.

    Un investigatore che osserva

    Armand Gamache non è costruito come l’investigatore brillante che entra in una stanza, vede ciò che gli altri non hanno visto e risolve il caso grazie a un’intuizione quasi sovrumana.

    La sua qualità principale è meno spettacolare: sa osservare e sa ascoltare.

    Louise Penny ha raccontato di essersi ispirata per Gamache al marito Michael, soprattutto alla sua gentilezza, alla generosità e al senso di integrità.

    Questo si sente nel modo in cui il personaggio conduce le indagini.

    Gamache guarda le persone mentre parlano, ma anche quando evitano di parlare. Presta attenzione alle relazioni, alle contraddizioni, ai piccoli cambiamenti di comportamento. Non tratta gli abitanti di Three Pines semplicemente come un gruppo di sospettati da interrogare.

    Cerca di comprenderli.

    Ed è proprio la comprensione delle persone, più ancora della raccolta degli indizi, a portarlo verso la verità.

    Il paese dietro il paese

    All’inizio Three Pines sembra quasi un rifugio.

    Un piccolo mondo protetto, lontano dal rumore e dalla violenza delle città. Ma Penny costruisce lentamente una seconda immagine sotto quella più rassicurante.

    Non perché gli abitanti nascondano necessariamente segreti terribili. Piuttosto perché nessuna comunità è davvero semplice come appare osservandola dall’esterno.

    Le persone possono volersi bene ed essere gelose le une delle altre.

    Possono sostenersi e nello stesso tempo ferirsi.

    Possono conoscere qualcuno da decenni senza conoscerlo completamente.

    Il delitto costringe il paese a guardare ciò che normalmente riesce a tenere ai margini.

    Ed è qui che Natura morta diventa qualcosa di più di un giallo tradizionale.

    Il mistero come strumento narrativo

    Naturalmente c’è un enigma da risolvere. Ci sono indizi, sospetti, ipotesi sbagliate e informazioni che acquistano significato solo più avanti.

    Ma il meccanismo investigativo serve anche a un altro scopo: permette a Penny di entrare progressivamente nelle case e nelle vite dei personaggi.

    Ogni domanda di Gamache apre una storia.

    Ogni sospetto costringe a osservare un rapporto.

    Ogni nuovo elemento modifica non soltanto ciò che sappiamo sulla morte di Jane Neal, ma anche ciò che pensavamo di sapere delle persone che la circondavano.

    È una costruzione particolarmente adatta al romanzo seriale. Terminata l’indagine, Three Pines non viene semplicemente abbandonata. Il luogo e molti dei suoi abitanti continueranno a vivere nei libri successivi insieme a Gamache. Natura morta, pubblicato originariamente nel 2005, è infatti il romanzo con cui Penny introduce per la prima volta sia l’ispettore sia il villaggio.

    Perché il titolo Natura morta

    Il titolo originale del romanzo è Still Life.

    La natura morta appartiene al mondo della pittura, che nel romanzo ha un ruolo importante, ma il titolo contiene inevitabilmente anche un secondo significato: qualcosa che appare immobile può custodire una storia.

    Una stanza, un quadro, un oggetto o una piccola comunità possono sembrare fermi fino a quando qualcuno non comincia davvero a guardarli.

    È anche ciò che fa Gamache.

    Non forza immediatamente una spiegazione. Osserva la scena abbastanza a lungo perché ciò che sembrava statico cominci a raccontare qualcosa.

    Un giallo in cui si torna per le persone

    Forse è questo uno dei motivi per cui la serie di Louise Penny ha costruito negli anni un rapporto così forte con i suoi lettori.

    Si continua a leggere per sapere chi ha commesso il delitto, naturalmente.

    Ma si torna a Three Pines soprattutto per sapere che cosa è successo alle persone.

    Il mistero cambia a ogni romanzo. La comunità rimane.

    E così il paese immaginario finisce per diventare familiare: non perché sia un luogo perfetto, ma proprio perché non lo è.

    Natura morta comincia con una morte nel bosco. Quello che costruisce, pagina dopo pagina, è invece un mondo nel quale il lettore avrà voglia di rientrare.

    Autore: Louise Penny

    Editore: Einaudi Super ET

    Anno/Edizione: 2024/ I edizione Stile Libero Big

    Condizioni: Ottime

    Note:

    ISBN: 978-88-06-26596-0

    Prezzo: euro 10 – Copia unica